Siediti, ti racconto una storia

di Enrico Trevisiol

“Federico Barbarossa è lì, di fronte a lui. Inginocchiato.

Il piede di Alessandro preme contro la sua spalla, formalizzando il gesto di sottomissione dell’imperatore tedesco. Proprio quell’imperatore che lo aveva costretto a fuggire.

Il Papa ricorda bene quella notte.

Il viaggio in nave lo aveva costretto sveglio per la maggior parte della traversata e ora le sue membra e tutti i suoi nervi chiedevano solo una cosa: riposare.

Venezia era ricca di calli e sottoportici che godevano di una freschezza che la città non conosceva durante le ore afose della giornata. L’unica soluzione sarebbe stata quella di trovare pace in uno di questi. La Serenissima era famosa per la sua ospitalità, figuriamoci se l’ospite era il Papa.

“Sottoportego della Madonna”, Alessandro non può dimenticare l’iscrizione sotto alla quale aveva ricavato il suo giaciglio.

Distogliendo l’attenzione da quei pensieri, il pontefice si ritrova nuovamente di fronte a Federico. Non sembra aver paura. La Battaglia di Legnano dell’anno precedente aveva concesso alla flotta di Veneziana, oltre alla gloria per una brillante vittoria, anche la possibilità di dare una svolta alla contesa con la Germania: il figlio di Federico era stato imprigionato.

Alessandro sapeva bene cosa fare. Il tempo di versare sangue doveva finire. L’unica soluzione era il dialogo. Lo era sempre. Una volta convinto Barbarossa della incolumità di cui avrebbe goduto il figlio, il passo successivo sarebbe stata la sua sottomissione. La Pace di Venezia.

Alessandro, nuovamente fagocitato da questi pensieri, preme la pianta del suo piede più forte contro la spalla di Federico, quasi a rendere più reale e fisica, piuttosto che simbolica, quella sottomissione.

L’imperatore tedesco, dal canto suo, alza il volto puntando i suoi occhi su quelli di Alessandro:

«Non a te, ma a Pietro mi inchino», dice, quasi sussurrando.

«Pietro sono io», risponde, sorridendo, Alessandro.”

 

La forza del racconto è la sua capacità di essere ricordato. E il ruolo di Venezia di mediatrice e generatrice di dialogo tra realtà culturali e politiche differenti è storia. Non una storia.

 

Alberto Toso Fei, giornalista appassionato di storia ed esperto di misteri riguardanti la Serenissima parla attraverso queste storie. Scrittore, attore, narratore, coltivatore della tradizione orale, decide di iniziare la terza edizione di InspiringPR a suon di musica e racconti sulla città di Venezia.

In queste parla della città come ponte di dialogo e fonte di pace, sia da un punto di vista militare sia, soprattutto, da un punto di vista diplomatico.

Parla del dialogo e crea dialogo.

Muovendosi dolcemente sul palco, affidandosi alle preziose note di una melodia di sottofondo, ci fa accedere al suo mondo, i personaggi assumono fattezze, toni e sembianze che sono frutto dell’ascolto, del dialogo interiore che si intraprende con il racconto e della relazione in cui si entra con esso.

Se non è Inspiring questo.

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