“È il digitale, bellezza!”: da tutta Italia le candidature al Premio in memoria di Adriana Ripandelli

“È il digitale, bellezza!”: da tutta Italia le candidature al Premio in memoria di Adriana Ripandelli

La tesi vincitrice, scelta tra le tre finaliste, sarà premiata durante InspiringPR dalla famiglia e da Mindshare Italia. Appuntamento a Venezia, sabato 11 giugno, alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista.

Sono arrivate da tutta Italia le candidature alla seconda edizione del premio di studio “È il digitale, bellezza!” dedicato alla memoria di Adriana Ripandelli (Chief Operating Officer e Head of Digital di Mindshare Italia sua ultima carica), protagonista nel mondo del digital marketing e soprattutto persona di eccezionale valore umano.
Organizzato dalla delegazione FERPI Triveneto nell’ambito di InspiringPR, da Mindshare Italia e dalla famiglia di Adriana Ripandelli (quest’anno grazie al marito Alessandro Sattanino e a sua sorella Mariolina Sattanino), “È il digitale, bellezza!” consiste in un premio di 2.000,00 Euro e in uno stage post laurea di sei mesi, con rimborso spese e ticket, offerto da Mindshare Italia nelle sedi di Milano o Roma.

Fra le tesi, tutte di ottimo livello e di grande interesse, selezionate dalla giuria – composta dalla Presidente di FERPI Rossella Sobrero, dal Delegato FERPI Triveneto Filippo Nani, dal Consigliere nazionale FERPI Federica Zar, dal Coordinatore Giovani e UniFERPI Mattia Necchio, dal Presidente del Comitato Scientifico di InspiringPR Bruno Mastroianni, dalla giornalista Mariolina Sattanino e dal Chairman and CEO di Mindshare Roberto Binaghi – presentiamo qui le tre finaliste (in ordine alfabetico per autore), dando appuntamento a InspiringPR per la proclamazione della vincitrice e la consegna del premio sul palcoscenico della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, a Venezia, sabato 11 giugno.

“Strategie transmediali nell’ambito del marketing del luxury fashion dall’era della pandemia di Covid 19” di Ilenia Cumin dell’Università di Udine, Corso di laurea Magistrale in Comunicazione Integrata per le Imprese e le Organizzazioni (voto 110 e lode); “La loyalty nel digitale, strategie e aspetti che contribuiscono a determinarla: il caso Amazon e il servizio Prime” di Federica Nicolamarino dell’Università degli Studi Internazionali di Roma UNINT, Corso di laurea Magistrale in Economia e Management Internazionale (voto 110 e lode); “Sii come Bill: deontologia professionale del comunicatore nella società della (dis)informazione” di Andrea Nuzzo dell’Università di Roma Sapienza, Corso di laurea in Comunicazione, tecnologie e culture digitali (voto 110 e lode).

La prima edizione è stata vinta da Marcella Ciliberti Tedesco, laureata in Comunicazione con 110 e lode all’Università degli Studi di Padova, con la tesi su “L’impatto della pandemia di Covid-19 sull’industria alimentare: il ruolo della digitalizzazione”, che ci racconterà la sua esperienza in Mindshare Italia in un prossimo articolo.

 

Abstract delle tre tesi finaliste (in ordine alfabetico)

Ilenia Cumin – “Strategie transmediali nell’ambito del marketing del luxury fashion dall’era della pandemia di Covid 19”

La pandemia di Covid-19 ha determinato un vero e proprio punto di svolta nella comunicazione, che ha toccato tutti i settori produttivi, in particolar modo quello della moda, soprattutto di lusso.

Questa industria è stata tra le ultime ad aver abbracciato il mondo digitale; da un’iniziale reticenza, a partire dagli inizi degli anni 2010, si è progressivamente avvicinata sempre di più ad esso, finendo con il riconoscerne il grande potenziale comunicativo, l’importanza strategica nell’avvicinare i propri consumatori e nel raggiungere nuovi segmenti, nonché il valore aggiunto pure per quanto riguarda il commercio e la vendita. Il settore risulta essere attualmente molto vivace per ciò che concerne l’uso degli strumenti digital, e quello della moda è probabilmente, ad oggi, il comparto che più si avvale di questi mezzi, nonché di figure, anch’esse figlie del web, come quelle degli influencer, per raggiungere la propria clientela.

Il Covid-19 ha determinato un considerevole cambiamento nel classico paradigma comunicativo del luxury fashion. Soprattutto durante il 2020, a causa dei lockdown e delle misure di contenimento, era, infatti, impossibile assistere alle sfilate in presenza, accedere ai negozi fisici, realizzare shooting fotografici, interviste ed eventi di vario genere che, tipicamente, si tenevano dal vivo. In un primo momento l’industria si è ritrovata smarrita, e ha dovuto prendere decisioni repentine per fronteggiare nel miglior modo possibile il momento di crisi generale. Da qui l’importanza cruciale del digitale, che ha, di fatto, contribuito in maniera preponderante a salvare il settore, contenendone e limitandone le perdite, e permettendo al contempo lo svolgimento delle attività, cosa che sarebbe stata impensabile soltanto un decennio fa. Grazie ad esso, si è potuto mantenere un contatto continuo con gli stakeholder, specialmente con i consumatori e gli utenti, anche e soprattutto grazie ai social media, si sono potuti rendere gli eventi live fruibili online, si sono creati inediti modi di realizzare le campagne pubblicitarie, si è migliorata la supply chain. È stato possibile, inoltre, evidenziare tematiche importanti come quelle della sostenibilità e della Diversity & Inclusion.

Gli studi hanno riconosciuto il merito del digitale nella buona tenuta del comparto, che, nonostante un calo fisiologico del fatturato durante il 2020, si è dimostrato in forte ripresa già a partire dal 2021, tanto che si prevede il ritorno ai livelli pre-Covid già nel 2023.

Non basta: la crisi ha accelerato e promosso il forte sviluppo del gaming, degli influencer virtuali, nonché del Metaverso, strumenti con i quali la moda è stata tra i primi, stavolta, a rapportarsi, e con grande fervore.

 

Federica Nicolamarino – “La loyalty nel digitale, strategie e aspetti che contribuiscono a determinarla: il caso Amazon e il servizio Prime”

L’elaborato si propone di analizzare la loyalty nel contesto digitale al fine di individuare le strategie e gli aspetti che contribuiscono a determinarla, anche grazie all’analisi del colosso mondiale Amazon. L’analisi e lo sviluppo di questo tema è dettata dal fatto che la forte competizione che contraddistingue il mondo digitale implica per le aziende la necessità di perseguire l’obiettivo della loyalty così da costruire con i clienti una relazione costante che è il frutto della capacità dei brand di soddisfare i bisogni, i desideri e le aspettative dei clienti stessi.

Nella prima parte della tesi vengono presentate le principali conoscenze teoriche alla base della stesura dell’elaborato, in particolar modo viene analizzato il customer journey e la sua evoluzione, il marketing relazionale come strategia volta a creare relazioni durature e profittevoli tra un brand e suoi clienti e, infine, il tema della loyalty partendo dal confronto tra una strategia di marketing in acquisizione rispetto a una strategia di marketing su clienti acquisiti. Per ciò che concerne la loyalty nel digitale, oltre ai tradizionali sistemi di fidelizzazione della clientela quali, ad esempio, la raccolta punti, vengono illustrati una serie di aspetti che sono a supporto dell’obiettivo della loyalty, quali, il customer engagement, la personalizzazione, la conoscenza dei clienti e la customer experience.

La seconda parte dell’elaborato ha per oggetto la presentazione del case study Amazon che in qualità di azienda customer centric pone al centro della propria attività e dei propri progetti  consumatori. In riferimento ad Amazon è stato possibile individuare tutti gli aspetti che consentono all’azienda di proprietà di Jeff Bezos di fidelizzare i propri clienti, tra cui l’approccio data-driven che è alla base della capacità di Amazon di conoscere i clienti, la personalizzazione mediante l’utilizzo di tecniche di retargeting e di remarketing, la customer experience eccellente che si impegna ad offrire e il servizio Prime. Quest’ultimo rappresenta una forma di loyalty program innovativo in quanto prevede il pagamento di una tariffa e soprattutto perché contrariamente ai loyalty program tradizionali, offre ai clienti benefici e servizi di immediata fruibilità.

L’elaborato è stato realizzato sulla base di analisi di tipo qualitativo e quantitativo che hanno di fatto consentito di giungere alla conclusione che la loyalty rappresenta un importante obiettivo per le aziende che operano nel contesto digitale. I benefici riconducibili alla fidelizzazione della clientela sono osservabili nel lungo periodo e questo di fatto determina un interesse minore da parte delle aziende rispetto al raggiungimento dell’obiettivo; ad ogni modo, questi benefici consentono alle aziende di costruire un vantaggio competitivo e in ragione di ciò la loyalty nel digitale rappresenta un importante obiettivo da perseguire per i brand.

 

Andrea Nuzzo – “Sii come Bill: deontologia professionale del comunicatore nella società della (dis)informazione”

All’interno dell’elaborato ho deciso di affrontare un percorso complesso ma, secondo me, assolutamente necessario al giorno d’oggi: delineare una deontologia professionale del comunicatore nella società della (dis)informazione. Nell’era delle fake news, infatti, è necessario chiedersi quanto sia importante la responsabilità dei comunicatori e in che direzione essa dovrebbe evolversi. Lo studio è stato effettuato in modo sperimentale attraverso le informazioni che ho ottenuto negli ultimi cinque anni. Il tutto partendo dalla creazione del mio progetto virale “Sii come Bill”, avviato nel 2015, fino alla nascita dei cosiddetti Unfluencer, termine coniato con il mio team di lavoro per riferirsi a tutti quei personaggi che, come me, utilizzano i social non per influenzare, ma per comunicare in maniera costruttiva e socialmente utile. “(Dis)informazione” perché, soprattutto negli ultimi due anni, il mondo del web è stato invaso dalle fake news, le stesse fake news che mi hanno spinto ad avviare il progetto “Sii come Bill”. A livello di struttura della tesi, dopo essere partito da un’analisi della società della disinformazione attraverso una serie di letture fondamentali come ad esempio “Rumors” di Kapferer, sono passato all’analisi del caso studio Sii come Bill: più nello specifico, mi sono concentrato sull’aspetto statistico e sul ruolo fondamentale che ha avuto la cultura partecipativa nella crescita del progetto. Infine, sono arrivato ad affrontare il percorso transmediale dello storytelling, che si è evoluto prima in un Magazine online e poi in un romanzo con Mondadori uscendo definitivamente dal web. Da qui sono arrivato al discorso degli Unfluencer, che al giorno d’oggi rappresentato a pieno, secondo l’analisi svolta all’interno della tesi, la deontologia professionale del comunicatore che ha una grande responsabilità sul web.

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