Come raggiungere i propri obiettivi: coaching e PNL per il successo di ogni giorno

Dal coaching alle nuove frontiere del 2.0: la comunicazione di oggi e i migliori esperti del settore, in una cornice perfetta pronta a cambiare ogni volta. Sono solo alcune delle caratteristiche dei workshop “Faccio cose, vedo gente” promossi dal gruppo Ferpi Triveneto, ma è proprio grazie a queste che questi appuntamenti riescono ad interessare un pubblico che ogni volta si rinnova e diventa sempre più ampio. Una serie di approfondimenti gratuiti, vari ed itineranti: un ambiente informale che ospita questi incontri chiamando a raccolta soci Ferpi e studenti di comunicazione, in attesa della terza edizione di InspiringPR il prossimo 25 giugno.

Faccio cose vedo gente” il filo rosso che lega questa serie di incontri, il cui apripista è stato l’appuntamento di Venerdì 4 Marzo 2016 presso l’Osteria Refosco a Padova. Alessandra Veronese, socia Ferpi e Responsabile comunicazione, eventi culturali, pianificazione e rendicontazione sociale della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, ha registrato un vero e proprio sold out di presenze per il suo approfondimento dal tema “Il coaching per il successo personale e professionale”. Un tema che sta approfondendo da qualche anno e che applica sia nella vita personale che professionale.

Ma cos’è propriamente il coaching, di cosa parliamo quando nominiamo la PNL, e perché sono oggi fondamentali per un addetto alle relazioni pubbliche?

La parola ad Alessandra Veronese.

A.Veronese: “Oggi si sente molto parlare di Programmazione Neuro Linguistica (PNL) e di coaching, ma come tutte le nuove professioni si tende ad essere diffidenti nei confronti di nuovi strumenti e tecniche di comunicazione che rompono con gli schemi di quelli che vengono considerati i metodi tradizionali. Oggi si parla di mentoring, di counseling e di coaching, per l’appunto, senza a volte prestare troppa attenzione alle differenze che caratterizzano ciascuna di queste attività, proprio perché l’innovazione di cui sono portatrici non è ancora così conosciuta. Eppure questi metodi, in particolare il coaching che utilizza le tecniche di PNL, sono strumenti che concretizzano sempre più la possibilità di raggiungere obiettivi in modo efficace e duraturo, sia per l’individuo singolo che per le aziende. Non si tratta certo di un percorso facile, anzi, ma per chi mette la passione per il proprio lavoro al primo posto nei requisiti che lo spingono a farlo è sicuramente indispensabile.

Ma procediamo con ordine, dalle parole, che in PNL sono i mattoni che servono a costruire le fondamenta su cui si basa il grande lavoro del coaching. “Coach” propriamente significa carro, carrozza, vettura, mezzo che trasporta persone da un luogo di partenza ad un luogo di arrivo desiderato. Ed è proprio questo il ruolo del coach: affiancare colui che richiede il suo intervento, per esaminare una situazione di partenza, definendo un luogo di arrivo – gli obiettivi. In che modo? Elaborando un adeguato ed efficace piano d’azione per raggiungerli. Il coach è colui che definisce il programma di viaggio del navigante che decide di affidarsi alle sue domande per percorrere la rotta, limitando i rischi della tempesta.

Il coaching diventa così un vero e proprio modo di essere, di pensare, di relazionarsi con le persone nella vita quotidiana e nell’ambiente di lavoro.

Ma qual è il segreto per essere davvero un bravo coach? Cominciare il lavoro dal “cliente” più vicino: se stessi. Se l’obiettivo primario dell’attività di coaching è quello di liberare il potenziale delle persone, di far uscire fuori le capacità insite in ognuno di noi che sono chiuse e ferme, represse, il primo soggetto su cui il coach deve lavorare è proprio se stesso: solo così potrà essere davvero efficace per le persone che richiedono il suo intervento. E quali sono i limiti che non ci permettono di raggiungere i nostri obiettivi da soli? Tante, troppe convinzioni che l’ambiente circostante ci ha attaccato addosso. Perché non riesco, non ci riuscirò mai, ci rinuncio in partenza. Convinzioni negative dentro di noi capaci di influenzare il nostro reale potenziale, che per questo rimane inespresso.

Ed ecco che la PNL diventa fondamentale in questa attività:

non esiste giusto o sbagliato, non esistono i giudizi negativi o positivi, ma esistono efficace/ inefficace, potenziante/ depotenziante.

La PNL nasce negli anni ’70 in USA da un matematico programmatore informatico, Richard Banlder, e da un linguista, John Grinder, che furono spinti ad osservare e mappare i meccanismi mentali – i programmi – di persone che nella loro vita sono riuscite ad avere un grande successo. Perché? Cosa possono avere in più di altre? Nulla, se non una grande consapevolezza di sé, della linguistica che si usa quando parliamo a noi stessi e agli altri, della gestione del nostro stato d’animo, delle strategie di pensiero che utilizziamo, degli obiettivi da raggiungere e del percorso vincente per raggiungerlo, partendo dal passo più semplice: avere chiaro il proprio obiettivo e scriverlo a penna su un foglio. Verba volant, scripta manent, e la parola scritta ci ricorda ogni giorno che ci stiamo avvicinando al traguardo.

La linguistica in questo campo è determinante, ha un potere sconfinato, rende un qualcosa possibile o meno. Ed il coach la sfrutta per porre domande con le parole giuste, selezionate, non per dare risposte. Domande di qualità hanno risposte di qualità per il cliente e per capire quali siano i reali obiettivi da raggiungere. La terminologia utilizzata per porre le domande è fondamentale: a volte è sufficiente anche solo una domanda per ampliare quella che possiamo riconoscere come la nostra mappa. La mappa però non è il territorio: ogni individuo ha una rappresentazione diversa di se stesso e della realtà che lo circonda.

Un esempio di selezione dei termini? In PNL non è utile ricorrere al “Perché”: questa semplice parola infatti ha la straordinaria potenzialità di dare origine ad una serie sconfinata di risposte, di andare ad aprire così tante porte da non permettere di individuare quella giusta per proseguire nel proprio percorso verso una reale trasformazione, crescita. Sotto ogni aspetto: il coaching è applicabile sotto più profili, come life, business team, coaching sport.

Ma tutto il motore del coaching, tutto il lavoro, tutto il potenziale hanno un minimo comune denominatore, senza il quale non è possibile svolgere un’attività di questo tipo: la fiducia. Il rapporto di fiducia che si deve instaurare tra coach e cliente è la condizione imprescindibile affinché il potenziale inespresso cominci a prendere forma, gli step intermedi vengano raggiunti, il successo sia conquistato, meritato. Voluto.

Giada Rizzi per UniFerpi Padova e UniFerpi Gorizia

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