Inspiring People: Sergio Baraldi

Conosciamo gli speaker di InsPiRingPR: SERGIO BARALDI risponde ad alcune domande dei ragazzi del Digital Team, un gruppo di giovani professionisti e studenti UniFerpi che gestiscono i social media di InsPiRingPR.

1. Cosa è l’ispirazione?

La domanda si riferisce al titolo generale dell’incontro. Non posso parlare per gli organizzatori, provo a fornire una mia personale risposta. L’ispirazione è una forma di conoscenza diversa dalle altre. È una illuminazione che ci guida, la quale non deriva da uno sguardo distratto e rapido, ma al contrario come dice il filosofo Jaspers da “uno sprofondare in se stesso”. Non riguarda quello che si sapeva, bensì un modo intuitivo di appropriarci di qualcosa di nuovo, o del mondo visto in modo nuovo. L’ispirazione sembra nascere da una relazione tra il soggetto e l’oggetto, una scissione che in qualche modo viene superata dall’atteggiamento intuitivo con cui lo avviciniamo e vediamo. Se l’atteggiamento razionale distingue, esamina, classifica, ricerca cause e conseguenze, e quello mistico abolisce la scissione tra soggetto e oggetto, l’ispirazione instaura invece un’apertura affettiva, immediata, che ci spinge a cogliere l’essenza di un fenomeno o di una idea, di penetrarli, di esaurirne il contenuto. L’ispirazione, quindi, non descrive ma afferra. Sembra esserci una ristrutturazione del campo mentale e psicologico, che ci consente di riorganizzare la nostra esperienza su un piano qualitativamente diverso. Per questo ritengo che l’ispirazione richieda lo slancio dell’empatia verso il mondo, quindi, comporti una proiezione estetica verso la vita.

2. Che cosa ricorda come “ispirazione” nel suo lavoro?

Nella mia lunga carriera professionale, devo riconoscenza a molte persone che ho incontrato o con cui ho lavorato, così come ho appreso da tanti   avvenimenti di cui sono stato testimone. Posso citarle tre personaggi-momenti diversi. Al tempo in cui ero un giovane cronista in Sicilia, rimasi molto colpito dalla campagna elettorale di Leonardo Sciascia, quando lo scrittore accettò di presentarsi nelle liste della allora “Sinistra indipendente”. Ascoltarlo raccontare con la sua voce roca e profonda, perché un intellettuale aveva deciso di impegnarsi per l’Italia di allora, fu estremamente coinvolgente. Era il racconto di un dovere morale per la propria comunità che non ho dimenticato. Così come non dimenticherò la notte in cui la mafia uccise a Palermo il cronista Mario Francese, che aveva fatto una straordinaria inchiesta sugli affari e interessi dei boss corleonesi (Riina e Provenzano tra gli altri). Quella notte fui mandato al “Giornale di Sicilia” a raccontare la tragedia in redazione e l’esempio che Mario ci lasciava. Molti anni dopo, a Genova andai a fare il punto sulle indagini per l’omicidio di Guido Rossa, l’operaio che denunciò alcuni infiltrati brigatisti. Ricostruire attraverso testimonianze indirette una vita stroncata dalla violenza, mi fece vivere da vicino il dramma di un uomo semplice, coraggioso, libero, che aveva scelto consapevolmente di rischiare per dare un senso alla nostra democrazia. Infine, quando il gruppo L’Espresso mi chiamò a dirigere molti suoi giornali locali furono per me di ispirazione gli insegnamenti di Mario Lenzi, direttore editoriale del gruppo, l’uomo che cambiò volto alla informazione locale in Italia, seguendo un progetto di riconoscimento delle differenze e della crescente domanda di cittadinanza, che anticipava di molto i tempi. Così come mi sento in debito con l’intelligenza di Carlo Caracciolo, che mi ha dato tante volte fiducia, e che con poche parole dava senso alle cose.

3. Oggi l’informazione è ancora di ispirazione anche per i giovani?

E’ una domanda difficile. Da una parte, credo che occorra rispondere di sì, perché la società contemporanea rivela una richiesta crescente di comunicazione e conoscenza e questo vale anche per i giovani. E’ stato notato, per esempio, che il giornalismo oggi è in crisi, ma nello stesso tempo non è mai stato tanto in salute, perché esiste una forte domanda di informazione, ma sono i modelli di business che vacillano all’impatto delle trasformazioni. Del resto, l’interazione virtuale, anche attraverso i social, sono una risposta a questo bisogno comunicativo, espressivo, partecipativo che porta alla creazione di identità che possono assumere forme diverse. Anche le appartenenze, che una volta determinavano rigidamente le biografie, si moltiplicano senza che gli individui si sentano in contraddizione con se stessi. E’ uno dei temi che emergono oggi sullo scenario dei new media. Dall’altra, le statistiche ci avvertono che stili di vita e abitudini di consumo dei giovani rispetto all’informazione sono cambiate, sono in piena evoluzione, e occorre sapere ristrutturare l’offerta per catturarne l’attenzione. Infine, c’è da porsi un problema di qualità della comunicazione: nel complesso l’offerta attuale risponde alle esigenze degli individui moderni, in particolare i giovani, che hanno necessità di innescare meccanismi di riflessione, di azione, di innovazione, di rispondere ai problemi di trasformazione della società? Le responsabilità dei media sono alte: nel momento in cui cadono ancoraggi sociali e riferimenti tradizionali, la comunicazione è chiamata a rispondere al bisogno delle persone, e in particolare dei giovani, di acquisire prospettive simboliche e valoriali. La comunicazione, cioè, ha un ruolo importante nel generare (o rigenerare) il nostro capitale sociale.

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