Massimo Russo e la diretta permanente. Percezione e realtà elementi di un puzzle che va ricostruito.

Massimo Russo e la diretta permanente. Percezione e realtà elementi di un puzzle che va ricostruito.

“Ricordare il futuro. Avere fiducia che qualcosa succederà.” È questo il consiglio che Massimo Russo dà sul palco della IV edizione di InspiringPR, parlando del modo in cui dovremmo affrontare l’incontro con il cambiamento. Alcune persone ci riescono, tanto da predire il futuro. Una di queste era Andy Warhol, secondo il quale chiunque sarebbe stato famoso per quindici minuti. Il tempo è arrivato: grazie all’enorme diffusione dei social media e dei dispositivi mobili, è proprio così. Basta possedere un telefonino per essere spettatori e creatori di contenuti e realtà in qualsiasi momento della nostra vita. C’è di più. La possibilità di andare in diretta streaming permette di assistere a ciò che sta accadendo in qualunque angolo del globo in tempo reale.

Una delle molteplici sfaccettature di ciò che sta succedendo oggi è che siamo nel tempo della diretta permanente e da come saremo capaci di gestire e di affrontare questo cambiamento di paradigma si misura la nostra capacità di misurarci con il cambiamento stesso.

Come guardare alla presenza pervasiva del video nelle nostre vite? Quali potrebbero essere le conseguenze?

 

 

Nell’immaginazione di scrittori e sceneggiatori, il video è sempre stato visto in maniera negativa, a partire dai romanzi distopici sul genere di 1984, in cui il potere sfrutta la presenza costante del video per controllare e manipolare il pubblico.

Il Direttore Generale della Divisione Digitale del Gruppo Espresso apre a una prospettiva diversa, mostrando al pubblico come, nella realtà, il potere sia il primo a guardare con sospetto la diretta permanente. Il caso di Erdogan è esplicativo: il presidente turco ha fatto tutto il possibile per evitare che i suoi cittadini potessero usufruire della diretta streaming, salvo poi utilizzare quello stesso strumento, nel momento in cui rischiava di perdere il potere. Le potenzialità della diretta video che gli permetteva di arrivare in maniera immediata a tutti non gli erano di certo sfuggite.

Ecco però che qualcuno, nel luglio 2015, comincia a usare lo strumento della diretta video in un modo dirompente. Diamond Reynolds documenta tramite Facebook Live l’uccisione del fidanzato Philando Castile da parte di un agente di polizia, costringendo milioni di utenti del social network a partecipare al suo dolore in un estremo atto di denuncia. Prima di essere filtrato ed elaborato, l’evento è già sotto gli occhi di tutti. Il giorno dopo, Micah Xavier Johnson uccide a colpi di arma da fuoco cinque poliziotti, anche lui registrando tutto. Non sappiamo se ci sia una concatenazione causale stretta tra i due eventi, ma di certo la responsabilità legata alla possibilità di trasmettere video in diretta emerge in tutta la sua gravità. Lo streaming video elimina ogni distanza temporale, spaziale, culturale tra il fatto e coloro che, quasi per caso, ne sono catapultati dentro. Scatena reazioni difficilmente controllabili, elimina il contesto, ma permette anche una denuncia sociale impossibile fino a poco tempo fa. Tornando al caso Reynolds, senza diretta video il mondo intero non avrebbe mai letto del grave fatto, difficile immaginare addirittura all’indignazione del Presidente Obama in persona, come invece accadde.

Evidentemente, siamo di fronte a uno strumento rivoluzionario, capace di farci vivere in un presente continuo, in cui le distanze scompaiono nel momento in cui la ripresa live comincia.

É stata data la telecamera in mano a chi di solito non ce l’ha. Ne è uscito un racconto giornalistico nuovo, che documenta ad esempio il fenomeno dei migranti dal loro punto di vista. Gli europei vedono i migranti invadere le città, mai durante la traversata. Trovarsi sul barcone, tra bambini che hanno ormai troppa acqua nei polmoni per rispondere alle scosse date loro nella speranza di un anelito di vita, come avevamo assistito all’uccisione di Philando Castile dall’abitacolo della sua auto, potrebbe cambiare la percezione del problema e la reazione dei paesi. Percezione e realtà, elementi di un puzzle che va ricostruito.

Ecco come risolvere l’appiattimento temporale e spaziale che la diretta video comporta: guardare alle percezioni come indizi che ci portano alla verità e far sì che si considerino i fatti da diverse prospettive.

Non certo rifiutando il cambiamento. Gutenberg ha inventato la stampa in un tempo in cui la maggioranza della popolazione era analfabeta, Edison ha ideato la lampadina quando non esistevano centrali elettriche, Benz ha creato l’automobile pur non essendoci distributori per le strade o, per meglio dire, non ancora. Come hanno fatto tutti i maggiori inventori della storia, dovremmo avere l’intelligenza di credere nel futuro e, di fronte al cambiamento, aprirci prima di tutto a una domanda sola: “Perché no?”.

 

di Valentina Bellini

 

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